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Lui & Lei

Quattroetrentatre


di MarioArsan2
24.10.2022    |    181    |    1 8.3
"Con gli occhi chiusi e in assenza di rumori sentì il profumo di Andrea come non l’aveva mai sentito..."
“Non sappiamo niente del futuro. Non sappiamo se arriverà la giovenca rossa o se il Mahdi ricomparirà dal pozzo di Qum, se vedremo i nostri capelli imbiancarsi, se incontreremo il diavolo, i cavalieri dell’apocalisse, o un’anima gemella. Sappiamo che sarà sempre troppo poco, spesso troppo tardi e sempre più veloce. Che potremmo distruggerci, essere distrutti o cavarcela per un po’. E che il passato è solo la discarica dei futuri irrealizzati. Quindi, cara, che ne dici di fare sesso con me?”
L’aveva conquistata così, evocando le loro provvisorietà, l’urgenza di ogni cosa, il bisogno di sorprendersi per sapersi vivi. Di abbattere ogni limite eccetto il rispetto, di andare oltre perché ogni cosa è destinata a scomparire e per questo le occasioni sono indifferibili.
Aveva acceso la miccia della loro complicità e insieme erano esplosi, fuochi per nulla artificiali. Si erano colati addosso come una pioggia improvvisa, baciati forte, bevuti fino a non aver più bisogno di niente. Si erano aspettati una vita come Glen Gould aspettò il pianoforte perfetto e si erano mischiati come due manciate di sabbia. Non sapevano nulla l’uno dell’altra e si conoscevano a memoria senza bisogno di studiarsi. Erano due sessi diversi uniti in un’unica opera. Avevano aggiunto e aggiunto e aggiunto. Adesso era il momento di togliere qualcosa. Le parole, prima di tutto, la forma più sottile di sadismo, il primo passo verso il BDSM più raffinato e mentale. Quello sconfinato che abbiamo nel lato più oscuro della nostra mente. Dopo per lei sarebbe toccato alla disponibilità del proprio corpo, alla libertà di muoversi, al completo abbandono per un piacere assoluto. Quello che solo la fiducia porta, niente altro. E non vedeva l’ora.
La lacuna è qualcosa che si immagina, un’omissione che aggiunge. Se togliamo un senso a un uomo gli altri ne saranno accresciuti mentre l’immaginazione saprà più che compensare quello che manca. Funziona nelle narrazioni, nell’arte, nella musica. Funziona in ogni uomo.
La Nike di Samotracia non avrebbe lo stesso fascino sensuale se qualcuno avesse deciso di ricostruirle le braccia perdute. E bastarono tre parole a Manzoni per farci capire l’inizio di una storia d’amore scellerata ed erotica: ‘la sventurata rispose’.
Sesso, senza bisogno di dire altro. Sesso per dire quello che si sente dentro. Proprio quello che aveva in mente Andrea.
Tesoro, facciamo una cosa. Un esperimento. disse mentre si avvicinava all’impianto stereo dove appoggiò sul piatto un disco. Facciamo l’amore senza fare rumore. Senza parlare, senza pensare, se possibile. Con questa musica in sottofondo che dovrà essere più rumorosa di noi.
Andrea aveva messo 4’33’’ di John Cage. Uno strano disco fatto apposta per amplificare i nostri rumori, le nostre emozioni. Il respiro, un battito di tosse. Un orgasmo, perché no. Quattro minuti e trentatre secondi di silenzio.
Nel silenzio ci sono le intenzioni e le risposte, il centro dell’universo, ciò che è stato e che vorremmo fosse. Ci sono tutti i sensi possibili. Tutti i sensi ma più sensibili.
Per questo quando Andrea cominciò a baciare Cecilia, dapprima attenti a non fare rumore, concentrati, e poi sempre più inconsciamente silenziosi, quel bacio sembrò più forte, le lingue più lingue, le labbra più vicine.
L’assenza di rumore è come l’assenza di gravità, come i giochi con il dolore che sarebbero seguiti. Spiazza, all’inizio, ma poi restituisce sensazioni più forti. Il silenzio è l’attimo prima di ogni cosa. E’ quella stessa cosa ma più forte. Siamo noi più noi. E’ musica per chi sa ascoltare.
E così quando Andrea entrò in Cecilia, in silenzio, l’unica cosa che poterono sentire furono i loro corpi. Il respiro via via più affannato, i battiti dei loro cuori che acceleravano, i loro sessi che si colpivano e si allontanavano, che danzavano muti attorno al loro piacere, sempre più vicino.
Era entrato piano in quel foro così bello e perfetto che era il suo culo e che pareva un’opera d’arte. Con rispetto, senza dubbio ma soprattutto per sentire il corpo di Cecilia stringersi sul suo cazzo. Sentire il respiro diventare più intenso, sentirla accoglierlo contraendosi come per trattenerlo dentro di sè.
Lei, in quell’assordante silenzio, sentì il racconto di ogni suo orgasmo. Quelli che da quando aveva cominciato a conoscere il proprio corpo aveva cominciato a regalarsi da sola nel proprio letto quasi ogni giorno, spesso più volte al giorno. Con gli occhi chiusi e in assenza di rumori sentì il profumo di Andrea come non l’aveva mai sentito. E le spalle le sembrarono davvero più potenti quando lui cominciò ad accelerare il ritmo.
Sempre più forte. I colpi che Andrea affondava dentro Cecilia, il respiro della ragazza che raccontava oscenità che avrebbe voluto urlare, scossa da quell’orgasmo.
Sempre più forte il sangue che scorreva dentro i loro corpi, la voglia di venire.
Sempre più forte la percezione reciproca dei muscoli, dei nervi, di ogni particolare. Dei pensieri.
Fu nel momento esatto in cui si sentì il rumore della puntina che indicava la fine del disco che Andrea le venne dentro al culo. Forte come mai era successo. Un orgasmo potente, amplificato dal silenzio in cui era nato.
Fu in quel momento che Cecilia diede finalmente fiato a tutta la sua voglia finalmente appagata. Un grido che conteneva ogni secondo in cui era stato compresso.
È la mancanza la porta verso la voglia. Lo pensarono entrambi cercando altre lacune in cui la mente potesse rendere le loro fantasie vere.

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